Di misteri, sparizioni e rifugi psicologici
“Perché hai paura?” è un romanzo thriller scritto da Jérôme Loubry, pubblicato da SEM Editore.
1986. Sandrine, una giovane giornalista, scopre che la nonna materna., una donna che non ha mai conosciuto, è morta e lei è l’unica erede.
Costretta a raggiungere un’isoletta sperduta a largo delle coste francesi, per svuotare la casa della defunta, Sandrine intraprende un viaggio che la catapulterà in un luogo strano, inquietante, desolato.
L’isola è animata da poche anime perlopiù anziane, che sembrano vivere sospese nel dopoguerra..
Pochi giorni dopo la sua partenza, Sandrine verrà ritrovata a vagare su una spiaggetta della Normandia con il vestito ricoperto di sangue.
È un thriller davvero molto originale e avvincente, ricco di colpi di scena.
La narrazione cinematografica, i diversi piani temporali, l’atmosfera inquietante che ricorda i film di Hitchcock, tengono incollato il lettore dalla prima all’ultima pagina.
Consigliatissimo.
Di traumi e rifugi della mente
Questo romanzo non è solo un gran bel noir. È un libro che parla di rifugi psicologici, quelli in cui d’istinto ci rifugiamo, quando stiamo molto male.
Nei casi più gravi, quando si vive un trauma, come è accaduto alla protagonista del libro, il rifugio diventa un universo parallelo, che sembra reale agli occhi di chi lo crea, tanto quanto lo è la vita vera.
Un rifugio psicologico può essere anche solo un semplice sorriso dietro cui ci nascondiamo in un momento difficile, quando qualcuno ci chiede se va tutto bene.
La scrittura diventa per un autore un rifugio rassicurante quando vuole fuggire dalla sua realtà, proprio come può esserlo la musica per un musicista o la pittura per chi ama dipingere.
Sono degli spazi mentali ed emotivi sicuri, dove per un po’ abbandoniamo il malessere che ci turba nel profondo.
Il mio rifugio sono i libri.
Quando leggo, posso allontanarmi da quel che mi fa stare male o mi agita e immergermi in un mondo immaginario, popolato dalle eroine preferite, esempi di vita che m’insegnano il coraggio, da personaggi affascinanti, fuori dall’ordinario, da maestri, buoni e cattivi che siano.
Un rifugio è un meccanismo di difesa necessario alla sopravvivenza, ma può rivelarsi una trappola, se diventa più accattivante della vita reale, se non vogliamo distaccarcene.
La realtà fisica è quasi sempre più noiosa e complicata, a volte anche crudele del rifugio che ci creiamo interiormente, ma è pur sempre la nostra vita vera e nessuno ci vieta di trasformarla in un’esperienza più vicina possibile a quel che desideriamo.
Questo romanzo parla proprio di questo, del coraggio di affrontare la propria realtà, per quanto dolorosa e terribile sia, e di guarire i propri traumi, i blocchi, le ferite emotive non ancora cicatrizzate, senza rifugiarsi a lungo nei nascondigli che la mente si costruisce.
Pur essendo un thriller è un invito alla vita.