L'archetipo del viandante
Se dovessi scegliere un archetipo per raccontarmi, userei il viandante.
Sempre in cammino alla ricerca di qualcosa, bisognosa di scoperta, di incontri e solitudine.
Amo muovermi all’aria aperta, adoro camminare.
Da piccolina, tornata a casa dall’asilo, avevo bisogno di correre in giardino a piedi nudi, per scaricare l’energia dopo ore di immobilità, seduta dietro un banco e chiusa in una classe.
Se potevo, nelle città in cui ho vissuto sceglievo di camminare per spostarmi.
È così che a Roma raggiungevo la sede universitaria sulla Salaria camminando da San Lorenzo o a Londra andavo a lavorare a piedi, attraversando molti quartieri.
Camminare non mi affatica, tutt’altro, mi ricarica, mi aiuta a schiarire le idee. Ma non sono l’unica, sono in buona compagnia.
Il poeta Attilio Bertolucci, per esempio, trovava ispirazione facendo lunghe passeggiate tra i boschi e scriveva, seguendo il ritmo del camminare.
Una vacanza ideale per me dovrebbe essere on the road, muoversi, spostarsi fra più luoghi (come il famoso Cammino di Santiago che prima o poi mi regalerò :)
È curioso che fra i vari sinonimi di camminare, ci sia il verbo errare.
Chi gironzola di qua e di là è un errante.
Cammina, ma può anche sbagliare strada; gli è concesso l’errore senza giudicarlo, può tornare indietro sui suoi passi e cambiare sentiero.
Nel viaggiare è compreso sia l’errore sia la scoperta.
Del resto, non impariamo di più proprio quando sbagliamo inaspettatamente e lo riconosciamo?
I Doors cantavano: people are strange when you're a stranger.
Ed è proprio così che ci si sente, quando si viaggia: stranieri, estranei a quel luogo, estraniati dalle abitudini degli altri.
Lo spostarsi implica necessariamente un senso di spaesamento.
Ti senti disorientato ma nel contempo sveglio, vivo, acceso come non mai: è questa contraddizione che mi affascina tanto.
Osservi ogni cosa con più attenzione, cerchi gli sguardi degli altri, sollevi la testa, gli occhi spalancati dalla curiosità, i sensi attivati e guardi intorno a te.
Quando si sposta, il viandante perde la sua identità sociale, la sua storia, lascia indietro a sé le relazioni che di norma lo identificano.
Si libera di ogni fardello psicologico e culturale, può annullarsi temporaneamente, diventare qualcun altro, scoprire e riscoprirsi: che meraviglia!
Lì, in quel nuovo luogo, il viaggiatore diventa solo presente, non più passato.
Scrivo appositamente luogo, e non spazio, perché chi viaggia si muove fra più luoghi e non nello spazio.
Il luogo è uno spazio geografico a cui si attribuisce un significato emotivo, su cui si proiettano aspettative, sentimenti, con cui ci si relaziona.
Il luogo, il paesaggio attorno, la realtà circostante si mescolano con il mondo interiore del viaggiatore, lo completano.
Non ci rendiamo davvero conto di quanto la figura del viandante sia intrinseca in noi, ma basta pensare alle innumerevoli espressioni linguistiche:
questo lavoro non sarà una passeggiata, camminare sulle uova, fare il passo più lungo della gamba.
Camminare vuol dire cambiare, crescere, arricchirsi: non torni mai uguale a come sei partito.
Durante il cammino, puoi incontrare un altro viandante che cammina con un gattone sulle spalle; puoi imbatterti all’improvviso in un cerbiatto che sfreccia davanti a te e ti taglia la strada o notare un albero dai fiori stranissimi e dall’odore pungente che non avevi mai visto prima.
L’unica condizione richiesta è partire con curiosità, con la voglia di scoprire e mai con l’esigenza di sfuggire a qualcosa.
Chi scappa da qualcosa, è certo che se la porterà dentro sé per tutto il tempo e che quella cosa gli sciuperà l’intero viaggio.
Che si tratti di una piccola passeggiata o di una vacanza estiva, l’importante dovrebbe essere muoversi leggeri, liberi, spogliati di pensieri, orologi e scadenze, con l’unico desiderio di esplorare e di meravigliarsi.
Ecco due esercizi per stimolare quel senso di meraviglia del viandante che è così naturale nei bambini.
Prenditi una mattina o un pomeriggio libero, tutto per te.
Spegni il cellulare, zittisci il più possibile la mente razionale e regalati del tempo da usare per gironzolare in città senza una meta precisa, senza prestabilire un percorso.
Scegli dove andare guardando il paesaggio attorno, le vie, i vicoli, facendoti trascinare dalle sensazioni estemporanee e senza la pressione del tempo. Vaga senza un obiettivo e osserva intorno a te e dentro di te.
O ancora. Quando tutti i giorni devi fare sempre lo stesso discorso, prova così: decidi ogni giorno di notare oggetti e dettagli di un colore diverso.
Un giorno scegli di notare le cose rosse, il giorno dopo quelle blu e così via.
Sarai sorpreso di quante scoperte farai così, di quante cose nuove noterai che prima non avevi visto.
Il percorso è sempre lo stesso eppure ti sembrerà stranamente nuovo, diverso, più ricco di dettagli.
Libri consigliati:
Figure del possibile di Gudo Bosticco