Un nuovo inizio
Eccomi qua, dopo una pausa che è stata necessaria.
Sono reduce di un lungo inverno piuttosto faticoso che ha messo a dura prova il mio equilibrio interiore.
Ho dovuto fare i conti con gli strascichi di due anni scombussolati durante i quali, senza esserne consapevole, agognavo un cambiamento radicale.
Ma un cambiamento richiede sempre spazio.
È così che mi sono ritrovata a iniziare il 2026 privata di tutti, o quasi, i miei riferimenti.
Alla parola crisi diamo un’accezione negativa, perché il cervello detesta le novità, vive i cambiamenti come degli autentici attentati alla sua rassicurante stabilità.
La crisi, etimologicamente parlando, rappresenta un momento di scelta, una decisione coraggiosa da prendere, dopo aver rimandato a lungo.
E io sono una maestra nel rimandare le scelte che, sotto sotto so, potrebbero rendermi più felice.
Tanto brava a offrire consigli agli altri, divento un disastro se si tratta di me.
Potrei andare avanti stoicamente per anni in una condizione che mi procura malessere: per quanto stia male, è pur sempre una sicurezza.
Ma quando dai il via a un cammino di crescita, seppure timido, poi la vita nutre molte aspettative su di te e non ti perdona a lungo i momenti di stallo.
Fatto sta che mi sono ritrovata a gennaio con più macerie che certezze solide in ogni ambito: lavoro, famiglia, amore.
Dopo un periodo di vertiginosi alti e bassi, di tanta confusione, paura e dolore, ho trovato il coraggio di fare quella fatidica scelta: rimboccarmi le maniche e riprendere in mano la mia esistenza.
Prendere decisioni che mi rendessero davvero felice.
È bastato muovere il primo passo, decidere, perché abbia attirato a me alcuni libri e persone che mi fossero d’aiuto.
E ora, a pochi giorni dalla primavera, simbolo di rinascita, posso scorgere i primi accenni di un cambiamento.
Sto piano piano trasformando una mia passione in una professione e di questo sono orgogliosa.
Finalmente sto recuperando l’entusiasmo e l’energia che non provavo da parecchio tempo.
Ho trovato il coraggio di guardare in faccia la realtà, nuda e cruda, senza più tutte le bugie che mi sono voluta raccontare testardamente per due anni.
Ho raccolto la forza di riconoscere che il mio cuore e la mia mente sono stati protesi verso qualcuno che non lo meritava, perché profondamente preso da sé stesso, che non ricambiava il mio interessamento e i miei intenti onesti.
Una realizzazione che mi sta lentamente affrancando da un malessere interiore.
Certo, non è facile. Ora sto vivendo un’aspra guerra interiore fra mente e cuore, fra volontà ed emozioni.
Mentre scrivo, la stanza si riempie delle note di Levante e del suo bel brano presentato a Sanremo, così raffinato e femminile.
Ci lamentiamo spesso che non ci sono più gli artisti d’un tempo, ma io sono convinta che se oggi esordisse Mia Martini, gran parte della gente non saprebbe riconoscerne il valore.
È buffo come cambiamento sia una parola così spesso pronunciata, ma di cui in realtà si sa poco.
Quante volte sentiamo dire: “com’è cambiato” o “che cambiamento incredibile ha fatto”, senza sapere che cambiare davvero è una delle pratiche spirituali più complicate da affrontare.
Superare i contraccolpi di un’identità consolidata nel tempo, aggrappata con le unghie e i denti alle sue sicurezze, incassare le sue disperate provocazioni e andare avanti con fermezza: quant’è dura!
Ma è possibile. Una nuova vita, riflesso di una nuova identità, è dall’altra parte di questo duro lavoro interiore e non bisogna mai scordarlo.