La gabbia del destino

Una piccola parte della gente è segnata da un destino collettivo.

Sono persone per nulla introspettive, che nella vita non hanno mai intrapreso un lavoro interiore, per questo si conoscono molto poco. Si muovono nel mondo come degli involucri riempiti di cose futili.

Seguono le mode, rincorrono il trend del momento, leggono best sellers e ascoltano la musica che passa la radio.

Sono così assuefatte dalla società che non sanno più cosa piace davvero a loro.

Mangiano giapponese, perché va di moda, seguono le serie TV di cui parlano tutti.

Queste persone sono prive di una loro individualità, di uno spessore, e nel tempo andranno per forza incontro a un destino collettivo.

La loro esistenza è inevitabilmente legata a quella della società.

Se quest'ultima regredisce, regrediscono anche loro; se subisce una crisi economica, prima o poi la crisi colpirà anche loro. Sono un tutt’uno con la comunità.

Qualcuno potrebbe obiettare: se c'è una crisi, tutti i cittadini la vivono, ma non è proprio così.

Gran parte della gente ha un destino individuale.

Si tratta di persone che si conoscono un po' di più, quanto basta per saper rispondere onestamente alla domanda: “cosa ti piace?”, senza scivolare in una risposta scontata, senza rifugiarsi nella moda del momento.

Non sono persone libere, proprio come non lo sono le prime.

A differenza di quelle bloccate in un destino collettivo, queste persone vivono rinchiuse nella gabbia del destino personale senza rendersene conto.

Un destino caratterizzato da alti e bassi periodici, tracciato da successi aspettati e ferite abituali.

C'è chi fa i conti ripetutamente con la ferita dell'abbandono e si ritrova a essere ogni volta lasciato.

C'è chi ha la cicatrice del tradimento e viene puntualmente deluso.

Cambiano i volti intorno, le case che abitano, i colleghi di lavoro, i partner, ma nel tempo si riproporranno a loro sempre le stesse dinamiche esistenziali.

Il fatto è che delle persone passate si ricordano sempre i traumi e le ferite, mai i momenti iniziali, quelli “up”, quelli belli, ragion per cui incontrare qualcuno di nuovo darà loro l'impressione di vivere una rinascita.

Passato del tempo, ahimè, finiscono col ricadere sempre nelle stesse dinamiche relazionali, di vita, di lavoro, senza che se ne rendano conto.

Trascinati in un flusso ondulatorio di eventi che li solleva in alto, ed ecco che si convincono di essere cambiati, maturati, a volte rinati, e poi li fa precipitare di nuovo in basso fino a sentirsi un’altra volta delle vittime, tartassate dalla sfortuna o dalla cattiveria altrui.

Così vanno avanti per tutta la loro vita, almeno finché non si risvegliano davvero e non comprendono di vivere sempre gli stessi eventi e che non può essere un caso.

Quell'intuizione è la chiave per spalancare la porta e liberarsi dalla prigione del loro destino personale.

Infine, ci sono poche, pochissime persone più consapevoli e hanno capito che la via di uscita è a un passo da loro.

Sono persone svincolate da ogni destino, libere di creare il futuro che vogliono.

Attraverso alcune pratiche e un’osservazione disciplinata e costante, possono a poco a poco uscire da un futuro preannunciato e crearne uno del tutto diverso.

Per questo motivo non credo nel cambiamento conclamato di chiunque, ma penso che molta gente confonda il momento “up”, in cui sta bene, con un cambiamento illusorio.

Prima o poi capiterà qualcosa che farà vivere a quelle persone la solita ferita.

Come quando siamo a un passo dal successo desiderato per una vita intera e poco prima falliamo. Una forza invisibile e più grande di noi c’impedisce di arrivare alla vetta.

Come quando una persona abituata a essere tradita o delusa, s'imbatte in chi tende a deludere sempre e stiamo pur certi che prima o poi tradirà la sua fiducia.

Basta vedere il passato di qualcuno per avere un'idea di cosa lo aspetterà in futuro.

Non è sfiducia, arroganza o pessimismo, ma conoscenza dei meccanismi più profondi dell'essere umano e della vita.

L’uomo vive normalmente la sua vita guidato da un pilota automatico.

Un pilota automatico che, come un computer, risponde a dei programmi subconsci, accettati senza battere ciglio durante i primi anni di vita.

Il risveglio di cui parlano in tanti è proprio questo: accorgersene, realizzare che non siamo davvero consapevoli, non abbiamo un autentico libero arbitrio fintantoché non ci svincoliamo dal nostro destino personale.

Scoprirlo è il primo passo a cui seguiranno altri passi.

Il vero cambiamento è una pratica spirituale. È un’iniziazione, un traguardo, un atto d’amore e di fiducia verso sé stessi.

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  • Ribellarsi al destino di Igor Sibaldi

Virna Cipriani